- A COSA SERVE
L'ANIMAZIONE?
L'Animazione,
come pratica professionale, sta compiendo 40 anni(1). Cosa giustifica
l'esistenza e la sua progressiva, visibile, espansione? La ragion
d'essere di una nuova pratica si radica in un bisogno o un desiderio.
I soggetti sentono una mancanza, o elaborano un progetto, e, se trovano
che l'armamentario delle discipline e delle pratiche esistenti non
da risposte, nasce qualcosa di nuovo. È stato così negli
anni Sessanta, quando l'Occidente industriale avanzato è entrato
nella sua fase di trasformazione generalizzata. Finito lo shock dei
totalitarismi e del conflitto mondiale, ultimato lo sforzo della ricostruzione
e avviato il boom economico, sono riemersi su larga scala i bisogni
secondari, o immateriali, che erano stati rimossi e repressi per circa
vent'anni.
La trasformazione dell'Occidente era, per la verità, iniziata
già dalla fine del XIX Secolo, ma era rimasta all'interno di
élites (Nietsche, Freud, Einstein, futurismo e cubismo ecc.),
o aveva preso, fra le masse, una direzione politica (rivolte operaie,
rivoluzione sovietica, movimenti di ascesa dei regimi totalitari ecc.).
Dopo la lunga pausa dagli anni Venti agli anni Sessanta, i bisogni
di trasformazione sono riemersi a livello generale e senza un immediato
orizzonte politico. Vediamo nel dettaglio, per rispondere a quali
bisogni è nata l'animazione.
- Attivizzazione.
Dopo quasi quarant'anni di dipendenza coatta dal totalitarismo,
dall'emergenza bellica, dalle ragioni della ricostruzione rispunta
l'esigenza generalizzata di agire sulla scena sociale. J.F. Kennedy
dice: "Non domandatevi cosa il Paese fa per voi, ma cosa voi potete
fare per il Paese". L'Animazione consiste nel protagonismo del fare,
dell'esprimersi, dell'esserci. Per essa il processo è molto
più importante del prodotto.
- Sovranità.
L'Evo industriale moderno è stato l'apoteosi della centralizzazione
e, dunque, negli anni Sessanta emerge una domanda di decentramento:
la partecipazione nei quartieri, le Regioni, la democrazia scolastica
sono una esigenza pressante. Il Concilio Vaticano Secondo sancisce
la necessità del protagonismo dell'ecclesia a fianco della
garerchia. Nel 1965 don Milani scrive: "Avere il coraggio di dire
ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non
è più una virtù, ma la più subdola delle
tentazioni". L'Animazione è un percorso di riappropriazione
del potere sulla propria vita e sul contesto.
- Espressività.
Dopo una lunga epoca di predominio del linguaggio verbale e cognitivo,
si capisce che esso è funzionale al razionalismo industriale
e che il superamento di questo richiede il ricorso a mezzi di comunicazione
analogica, anzichè digitale (vero-falso). L'Animazione è
una ricerca di nuove forme espressive e nuovi linguaggi, il linguaggio
soggettivo è precondizione dei codici intersoggettivi.
- Socialità.
La relazionalità e la convivialità erano state sacrificate
al funzionalismo economico. Produrre e vivere al minimo erano stati
per decenni l'imperativo, e lo star bene con gli altri era considerato
un lusso. L'Animazione è nata per rispondere alla priorità
di "essere con". l'Altro è, al tempo stesso, sempre utente,
partner e attore.
- Creatività.
L'industrialesimo si basa sull'omologazione. Ma questa, che
all'inizio facilita la produzione e il consumo, alla lunga satura
il mercato: quando tutti hanno la stessa auto, cosa si può
inventare? Si pone, dunque, l'esigenza di trovare nuove strade originali
e divergenti. L'Animazione è divertimento, divergenza, diversità.
Divertente è ciò che è originale, cioè
che nasce e fa nascere.
- Ludicità.
Assenza di libertà ("gioco") e primato del funzionalismo
economico, vengono gradualmente affiancati dal desiderio di gioco,
simulazione, gratuità. L'Animazione è gioco, cioè
libera attività dentro regole di contenitore, ampia libertà
dentro regole minime.
- Coscienza.
Decenni di concentrazione sull'avere, possedere, dominare, crescere
materialmente, hanno fatto emergere il bisogno di essere consapevoli,
sensibili, maturi interiormente. L'Animazione è percorso
di crescita interiore: non è una pratica di scienza o di
conoscenza, ma di sapienza.
In estrema sintesi
possiamo dire che l'Animazione è nata per far fare, far divertire
e far esprimere, per aumentare il potere e la consapevolezza del partecipante.
- ANALOGIE FRA
IL PERIODO CHE HA DATO IL VIA ALL'ANIMAZIONE E QUELLO ATTUALE
|
TAV.
1 - ANALOGIE FRA DUE LUSTRI
|
|
Bisogni
favorenti lAnimazione
|
1920
1960
da Società Industriale
|
1975
- 1995
Transizione Post-moderna
|
1995
2000
a Società Immateriale
|
Funzioni
dell'Animazione
|
|
Attivizzazione
|
Dipendenza
coatta
|
Dipendenza
da Welfare
|
Autonomia
|
FAR
FARE
|
|
Sovranità
|
Alienazione
|
Angoscia
|
Protagonismo
|
|
Espressività
|
Repressione
illiberale
|
Conformismo
televisivo
|
Nuova
espressività
|
FAR
ESPRIMERE
|
|
Socialità
|
Struttura
gerarchica
|
Apparenza
|
Legami
|
|
Creatività
|
Subalternità
|
Conformismo
|
Innovazione
|
FAR
DIVERTIRE
|
|
Ludicità
|
Lavoro
contro gioco
|
Gioco
contro lavoro
|
Lavoro
= Gioco
|
Come si vede dalla
Tav. 1, l'attuale lustro vive bisogni molto simili a quelli del periodo
precedente agli anni Sessanta, sia pure per motivi diversi. Il periodo
dal 1975 al 1995 è stato di lunga transizione dall'Evo Industriale
all'Immaterialesimo, cioè da un epoca di prevalenza delle cose
a una di centralità delle idee, delle immagini, dei simboli.
La transizione ha represso, o rimosso, bisogni che ora stanno riemergendo.
L'attivizzazione è stata limitata non più
dalla dipendenza dalle regole e dall'autorità, ma da un Welfare
State pervasivo che ha barattato l'autonomia col benessere. Oggi,
che il Welfare è in crisi, riemerge il desiderio di
azioni autonome: non è più lo Stato che deve soddisfare
tutti i bisogni, ma ogni cittadino deve impegnarsi a farlo. La sovranità
dei cittadini nella prima metà del Secolo è stata repressa
dai regimi autoritari, poi ha avuto un decennio di valorizzazione,
poi ancora è stata messa in crisi dalla frantumazione sociale.
Ciò che un tempo produceva alienazione, è divenuto angoscia
generalizzata (da cui la tossicodipendenza è un tentativo di
evasione). Più recentemente sono emersi segnali deboli di una
riemersione del bisogno di protagonismo, specie nelle frange marginali
giovanili, come modalità di superamento dell'angoscia. La repressione
illiberale dell'espressività, che ha caratterizzato
la prima metà del Secolo XX, e che è stata sospesa nel
decennio del Sessantotto, ha ripreso la sua forza sotto forma di onnipresenza
televisiva. Il linguaggio della comicità ripetitiva, dei talk
show, e del giornalismo mellifluo ha dominato per un lungo periodo.
Oggi fanno timida apparizione nuove forme espressive, come quelle
legate al Web.
La socialità, repressa dalle strutture gerachiche
e centralizzate, è diventata, nella transizione, camuffata
dal dogma dell'apparenza. "Esserci" ed "essere con" sono stati, per
due decenni, sottomessi all'esigenza di sembrare. L'esplosione delle
discoteche è stata l'apoteosi della sostituzione delle relazioni
con le maschere. La loro decadenza coincide con la risorta esigenza
di parlare, comunicare, attivare legami. La creatività,
prima sopita dalla subalternità coatta, è diventata,
nella transizione, conformismo difensivo. La vecchia censura è
stata sostituita dall'auto-censura come risposta alla paura di essere
diversi. Oggi è lo stesso sistema produttivo che, pena l'asfissia,
cerca creatività, originalità, diversità. La
ludicità è stata considerata per tutto
l'Evo industriale un'evasione, un'attività antagonista del
lavoro. Nella transizione ha prevalso un ribaltamento: è il
lavoro che è stato demonizzato come sospensione del gioco.
Oggi è evidente l'emergere di una nuova prospettiva, per la
quale gioco e lavoro possono essere la stessa cosa: il lavoro assume
sempre più aspetti ludici e il tempo libero sta creando sempre
più posti di lavoro.
- CONCLUSIONI.
Gli
anni Sessanta sono stati un punto di svolta del Secolo e hanno dato
vita all'Animazione come una delle risposte ai bisogni emergenti.
Dopo un decennio di sommovimenti planetari, siamo entrati in due decadi
di transizione dove, in parte, ha prevalso la reazione (con tentativi
di tornare al passato) e, in parte, ha dominato la frantumazione (con
pesanti costi psicologici e l'esplorazione di tentativi di superamento).
Oggi l'Occidente sembra essere ai "blocchi di partenza" di una nuova
epoca, che ho chiamato Immaterialesimo (2). I bisogni che tornano
alla ribalta non sono diversi da quelli che hanno dato i natali all'Animazione
nei primi anni Sessanta. Ciò significa che nei primi decenni
del Secolo XXI, l'Animazione può tornare a essere una pratica
centrale.
- Per una storia
dell'Animazione professionale cfr. Contessa G. L'animazione,
CittàStudiEdizioni, Milano, 1995.
- Per una presentazione
di questo paradigma, cfr. Contessa G. Psicopolis, Edizioni
Arcipelago, Milano, 1999.
|
|